ESG: L’etica vantaggiosa per l’impresa | ESG: Advantageous ethics for business

1 Agosto 2022

Il primo agosto scorso la Banca d’Italia ha pubblicato il Rapporto Ambientale 2022, il documento con cui ogni anno – sin dal 2010 – dà conto dell’impatto che le proprie attività hanno sull’ecosistema, nonché delle iniziative volte a limitarlo.
Come le grandi Istituzioni, anche le imprese – dalle più grandi a livello globale alle PMI – pongono ormai sempre maggiore attenzione agli aspetti di natura ambientale, sociale e di governance, adottando politiche di sostenibilità complete e trasparenti.
Questo trend è stato sicuramente stimolato dalla società civile, dai diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU (OSS o SDGs, Sustainable Development Goals), dall’Accordo di Parigi sul clima, dal New Green Deal dell’Unione Europea e dalle strategie nazionali. Ha subìto una forte accelerazione con il Next Generation EU (e il PNRR) a seguito della pandemia, che ha richiesto alle imprese di ripensare i propri obiettivi sociali e ambientali (usando le parole dell’Harward Business Review «Coronavirus is putting Corporate Social Responsibility to the Test»). E conquisterà ancora più terreno alla luce della guerra in Ucraina, con la conseguente corsa verso l’energia da fonti rinnovabili, verso l’idrogeno e verso la mobilità elettrica.
In questo contesto, molte realtà stanno già rendicontando le loro performance ESG (Environmental, Social, Governance) nei Rapporti di sostenibilità o nelle Dichiarazioni non finanziarie (DNF) rese in sede di bilancio, nonostante – ad oggi – solo le società più grandi o quelle di interesse pubblico siano tenute a farlo.
Gli obiettivi ESG, infatti, influiscono ormai sulla retribuzione dei manager, sull’emissione di bond o sui tassi di interesse sui prestiti, determinando l’affidabilità delle imprese agli occhi degli istituti di credito, degli stakeholder e della clientela.
In poche parole, oggi condurre la propria azienda in modo etico e sostenibile, conviene.
Con il Focus di questo mese, si vuole inquadrare il tema ESG, mettendo in evidenza quali siano i rapporti con la compliance prevista dal d. lgs. n. 231/2001 ed evidenziando quali siano i rischi derivanti da un approccio non del tutto rispettoso dei prinicipi di sostenibilità ormai comunemente riconosciuti.

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On 1st August the Bank of Italy published the Environmental Report 2022, the document with which
every year – since 2010 – it accounts for the impact that its activities have on the ecosystem, as well
as the initiatives aimed at limiting it.
Like large institutions, companies too – from the largest globally to SMEs – are now paying increasing
attention to environmental, social and governance aspects, by adopting comprehensive and
transparent sustainability policies.
This trend has certainly been stimulated by civil society, by the seventeen sustainable development
goals of the UN 2030 Agenda (SDGs), by the Paris Agreement on climate, by the New Green Deal of
the European Union and from national strategies. It underwent a strong acceleration with the Next
Generation EU (and the PNRR) following the pandemic, which required companies to rethink their
social and environmental objectives (using the words of the Harward Business Review «Coronavirus
is putting Corporate Social Responsibility to the Test»). And it will conquer even more ground
considering the war in Ukraine, with the consequent race towards energy from renewable sources,
towards hydrogen and towards electric mobility.
In this context, many companies are already reporting their ESG (Environmental, Social, Governance)
performance in Sustainability Reports or Non-Financial Statements (NFS) made in the financial
statements, despite – to date – only the largest companies or those of public interest are required to
do so.
ESG objectives, in fact, now affect the remuneration of managers, the issuance of bonds or interest
rates on loans, determining the reliability of companies in the eyes of credit institutions, stakeholders
and customers.
In a nutshell, conducting your business in an ethical and sustainable way today is worthwhile.
With this month’s Focus, we want to frame the ESG issue, highlighting the relationship with
compliance envisaged by Legislative Decree 231/2001 and highlighting the risks deriving from an
approach that is not entirely respectful of the principles of sustainability now commonly recognized.

I. Cosa sono gli ESG?

Sotto la spinta della società civile, nonché delle iniziative politiche e legislative a livello mondiale, comunitario e nazionale, le imprese hanno maturato consapevolezza e interesse rispetto al tema della sostenibilità, rivelatosi di importanza strategica per la sopravvivenza dell’uomo.

Come diceva nel 1987 Gro Harlem Brundtland, presidente della Commissione mondiale su Ambiente e Sviluppo (World Commission on Environment and Development, WCED) istituita nel 1983, per sviluppo sostenibile si intende «far sì che esso soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro […]. Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali».

La prospettiva muta, quindi, gradualmente, da un obiettivo di carattere economico-finanziario di breve periodo, a uno di carattere trasversale di lungo periodo, che mira a creare valore a beneficio non solo degli azionisti, ma anche di tutti gli stakeholder della società (collaboratori, fornitori, clienti, partner, comunità, istituzioni locali e così via).

L’interesse sociale dell’impresa si riscontrava, già nel 1917 nelle parole dell’economista Walther Rathenau, ministro della Repubblica di Weimar, il quale, ai soci di una società di trasporti che si lamentavano dello scarso rendimento del loro investimento, replicava che «la società non esiste[va] per distribuire dividendi a lorsignori, ma per far andare i battelli sul Reno». La grande impresa, invero, sarebbe «un fattore dell’economia nazionale, appartenente alla collettività, che per la sua origine reca ancora forse, a torto o a ragione, i tratti della pura impresa lucrativa, mentre da tempo e in misura crescente si trova al servizio di interessi pubblici e si è creata in tal modo una nuova legittimazione esistenziale».

Con l’acronimo ESG (Environmental, Social, Governance) le tematiche di sostenibilità vengono suddivise in tre macrocategorie, dal carattere ambientale (E), sociale (S) e di gestione dell’impresa (G).

La prima categoria comprende tutti gli aspetti legati agli impatti di processi, prodotti e servizi su ambiente e territorio, e, quindi, sui cambianti climatici, sull’inquinamento, sugli sprechi, sulla deforestazione e sulla sicurezza alimentare. La seconda riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro, le politiche di genere e, in generale, di diversity inclusion, nonché gli standard lavorativi e sindacali. La terza afferisce all’etica retributiva, alla composizione variegata degli organi di governo, al contrasto alla corruzione e, in generale, comportamenti rispettosi della legge e della deontologia.

Le best practice e i processi aziendali si modificano, dunque, sempre di più in conformità ai fattori ESG appena citati, il cui rispetto migliora la reputazione aziendale e la riconoscibilità del brand, attirando forza lavoro, clientela e nuovi investitori.

È proprio da questi ultimi, nell’ambito del settore finanziario, che è nata la rivoluzione: la finanza ESG, già nel 2019, ha visto un incremento del 34%, accelerando ancora di più nel corso del 2020, sia nel settore pubblico che in quello privato (in quest’ultimo raggiungendo il 30% dell’intero mercato finanziario).

Gli indici di riferimento (cosiddetti benchmark) ESG offrono parametri di valutazione del rischio e del rendimento di un investimento e influiscono anche sulla distribuzione del credito, assumendo, quindi, importanza vitale per ogni impresa.

Attraverso modelli di analisi di ultima generazione, i dati e le informazioni raccolte presso le aziende in merito alle performance ed ai rischi ESG delle attività economiche e finanziarie da loro condotte, possono inoltre contribuire a formare il relativo prezzo di mercato, in modo che i processi decisionali di tutti gli operatori economici vadano nella direzione della sostenibilità.

Il nostro ordinamento conosce da tempo numerose norme che toccano i temi ESG, tra cui il d. lgs. n. 152/2006 sulla responsabilità ambientale; la l. n. 221/2015 sulla green economy; il d.l. n. 111/2019 sulla qualità dell’aria; la l. n.  68/1999 (come modificata dal d.Lgs. n. 185/2016) sui diritti dei lavoratori disabili; il d. lgs. n. 81/2008 sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori sul lavoro; la l. n.  190/2021 sull’adozione di modelli anticorruzione da parte delle società partecipate o controllate dallo Stato; e il Regolamento (UE) 2019/2088, diventato applicabile dal 10 marzo 2021, nel settore dei servizi finanziari sugli investimenti sostenibili (Sustainable Finance Disclosure Regulation, SFDR), successivamente integrato dal Regolamento (UE) n. 2020/852 (cosiddetto Taxonomy) in materia di investimenti ecosostenibili.

In attuazione della legge delega n. 53/2021, inoltre, il governo italiano ha adottato nei mesi scorsi una serie di decreti legislativi al fine di recepire le direttive europee in materia ESG (ad esempio, i n. 199/2021 sulle fonti rinnovabili; n. 197/ 2021 sugli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti; n. 197/2021, sulla riduzione dell’impatto dei prodotti di plastica; n. 210/2021 su regole comuni per il mercato interno dell’energia elettrica; n. 104/2022 sulla trasparenza e condizioni di lavoro prevedibili nell’Unione Europea).

Il Regolamento (UE) 241/2021, inoltre, stabilisce che tutte le misure dei Piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) debbano soddisfare il principio del “non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali” (Do No Significant Harm, DNSH), con riferimento al sistema di tassonomia delle attività ecosostenibili di cui all’articolo 17 del Regolamento (UE) 2020/852.

Infine, con il Piano d’azione nazionale (PAN) su imprese e diritti umani, presentato dal Comitato Interministeriale per i Diritti Umani CIDU per il quinquennio 2021 – 2026, alla fine dello scorso anno l’Italia ha confermato l’impegno ad attuare i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

I. What are ESGs?

Under the pressure of civil society, as well as political and legislative initiatives at a global, european and national level, companies have gained awareness and interest in the issue of sustainability, which has proved to be of strategic importance for the survival of mankind.

As Gro Harlem Brundtland, president of the World Commission on Environment and Development (WCED) established in 1983, said in 1987, sustainable development means «ensuring that it meets the needs of the current generation without compromising the ability of future ones to respond to theirs […]. Sustainable development, far from being a definitive condition of harmony, is rather a process of change such that the exploitation of resources, the direction of investments, the orientation of technological development and institutional changes are made consistent with future needs as well as with the current ones ».

The perspective therefore gradually changes from a short-term economic-financial objective to a long-term transversal one, which aims to create value for the benefit not only of shareholders, but also of all the company’s stakeholders (collaborators, suppliers, customers, partners, communities, local institutions and so on).

The company’s social interest was found, as early as 1917 in the words of the economist Walther Rathenau, minister of the Weimar Republic, who, to the shareholders of a transport company who complained about the poor return on their investment, replied that «the company [did] not exist to distribute dividends to them, but to run the boats on the Rhine”. The big enterprise, indeed, would be «a factor of the national economy, belonging to the community, which by its origin still bears, rightly or wrongly, the traits of pure lucrative enterprise, while for some time and to an increasing extent it has been at the service of public interests and in this way a new existential legitimation has been created».

With the acronym ESG (Environmental, Social, Governance), sustainability issues are divided into three macro categories, of an environmental (E), social (S) and governance (G) nature.

The first category includes all aspects related to the impact of processes, products and services on the environment and territory, and, therefore, on climate change, pollution, waste, deforestation and food safety. The second concerns health and safety in the workplace, gender policies and, in general, diversity inclusion, as well as labor and trade union standards. The third relates to the salary ethics, the varied composition of the governing bodies, the fight against corruption and, in general, behavior that respects the law and ethics.

Therefore, best practices and business processes are changing more and more in accordance with the ESG factors just mentioned, whose compliance improves corporate reputation and brand recognition, attracting workforce, customers and new investors.

It is from the latter, within the financial sector, that the revolution was born: ESG finance, already in 2019, saw an increase of 34%, accelerating even more during 2020, both in the public and private sectors (in the latter reaching 30% of the entire financial market).

The ESG benchmarks offer parameters for assessing the risk and return of an investment and also influence the distribution of credit, thus assuming vital importance for every company.

Through latest generation analysis models, the data and information collected from companies on the performance and ESG risks of the economic and financial activities they conduct, can also contribute to form the relative market price, so that the processes decisions of all economic operators go in the direction of sustainability.

Since long ago our legal system knows numerous rules related to ESG, including Legislative Decree n. 152/2006 on environmental responsibility; Law n. 221/2015 on the green economy; Law Decree n. 111/2019 on air quality; Law n. 68/1999 (as amended by Legislative Decree n. 185/2016) on the rights of disabled workers; Legislative Decree n. 81/2008 on the protection of the health and safety of workers at work; Law n. 190/2021 on the adoption of anti-corruption models by subsidiaries or state-controlled companies; and Regulation (EU) 2019/2088, which became applicable from 10th March 2021, in the sector of financial services on sustainable investments (Sustainable Finance Disclosure Regulation, SFDR), subsequently supplemented by Regulation (EU) n. 2020/852 (so-called Taxonomy) on eco-sustainable investments.

In implementation of the delegated law n. 53/2021, in addition, the Italian government has adopted in recent months a series of legislative decree in order to implement the European directives on ESG (for example, n. 199/2021 on renewable sources; n. 197/2021 on port reception facilities for the delivery of waste; n. 197/2021, on the reduction of the impact of plastic products; n. 210/2021 on common rules for the internal electricity market; n. 104/2022 on the transparency and predictable working conditions in the European Union).

Furthermore, Regulation (EU) 241/2021 establishes that all measures of the National Plans for Recovery and Resilience (PNRR) must satisfy the principle of “not causing significant damage to environmental objectives” (Do No Significant Harm, DNSH), with reference to the system taxonomy of eco-sustainable activities referred to in Article 17 of Regulation (EU) 2020/852. Finally, with the National Action Plan (NAP) on business and human rights, presented by the Interministerial Committee for Human Rights CIDU for the five-year period 2021 – 2026, at the end of last year Italy confirmed its commitment to implement 17 United Nations Sustainable Development Goals.

II. Qual è la relazione tra ESG e compliance 231?

Il Codice di Corporate Governance 2020 delle società quotate rileva come l’implementazione effettiva di modelli di business in chiave sostenibile (SBM, Sustainable Business Model) richieda un ripensamento degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili (OAC).

Ai fini di una gestione efficiente dei rischi trasversali connessi agli ESG, è necessario, dunque, un sistema di compliance integrato, che, nel nostro ordinamento, ben potrebbe essere raggiunto attraverso la valorizzazione della disciplina di cui al d. lgs. n. 231/2001.

Viceversa, il Modello di organizzazione, gestione e controllo (Modello 231), previsto dalla legge nel 2001, non potrebbe essere ritenuto del tutto efficace in assenza della valutazione delle tematiche ESG.

Il legame indissolubile tra le due discipline è stato evidenziato anche dall’Associazione Italiana Internal Audit, che ha ricordato come la Direttiva n. 2014/95/UE – e, conseguentemente il d. lgs. n. 254/2016, art. 3, c. 1, lett. a) – richieda che nelle DNF venga descritto il Modello 231, anche con riferimento alla gestione dei temi in oggetto.

Allo stesso modo, le Linee guida per la costruzione dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo, ai sensi del d.lgs.  231/2001, aggiornate da Confindustria nel giugno 2021, affrontano il tema della comunicazione delle informazioni non finanziarie nell’ambito di un sistema integrato di gestione del rischio, che vede il Modello 231 quale parte di una più ampia compliance di impresa.

Se, quindi, il Modello 231 – disegnato per contenere il rischio di commissione di alcuni reati (cd. presupposto) – veniva prima considerato strumento per il contrasto dell’illegalità, ora lo stesso può (e deve) essere utilizzato anche per il raggiungimento degli obiettivi ESG.

In quest’ottica, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) ritiene che sia necessario «diffondere un clima culturale che dissuada dal porre in essere condotte che possono dare luogo a reati».  

D’altronde è stato lo stesso legislatore, con il progressivo ampliamento dei reati presupposto, a responsabilizzare l’impresa a tematiche come la tutela ambientale (art. 25 undecies), sociale (art. 24 e 24 bis, 25 quinquies, septies e duodecies) e della governance (art. 25 ter, sexies, octies, quinquiesdecies).

Il Modello 231 è, dunque, la sede naturale di quei principi etici e comportamentali che devono ispirare l’attività di impresa.

In questo senso, anche il Codice Etico, il sistema di whistleblowing e i protocolli speciali, quali parti integrante del Modello 231, contribuiscono al perseguimento degli SDGs di cui all’Agenda 2030 dell’ONU (tra cui l’incentivo ad una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile; un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti e così via). Il Modello 231 viene, in definitiva, interpretato non come momento di burocratizzazione dell’attività, ma come strumento per il perseguimento della cultura dell’etica, della legalità e della sostenibilità.

Se, quindi, il Modello 231 – disegnato per contenere il rischio di commissione di alcuni reati (cd. presupposto) – veniva prima considerato strumento per il contrasto dell’illegalità, ora lo stesso può (e deve) essere utilizzato anche per il raggiungimento degli obiettivi ESG.

In quest’ottica, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) ritiene che sia necessario «diffondere un clima culturale che dissuada dal porre in essere condotte che possono dare luogo a reati».  

D’altronde è stato lo stesso legislatore, con il progressivo ampliamento dei reati presupposto, a responsabilizzare l’impresa a tematiche come la tutela ambientale (art. 25 undecies), sociale (art. 24 e 24 bis, 25 quinquies, septies e duodecies) e della governance (art. 25 ter, sexies, octies, quinquiesdecies).

Il Modello 231 è, dunque, la sede naturale di quei principi etici e comportamentali che devono ispirare l’attività di impresa.

In questo senso, anche il Codice Etico, il sistema di whistleblowing e i protocolli speciali, quali parti integrante del Modello 231, contribuiscono al perseguimento degli SDGs di cui all’Agenda 2030 dell’ONU (tra cui l’incentivo ad una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile; un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti e così via).

Il Modello 231 viene, in definitiva, interpretato non come momento di burocratizzazione dell’attività, ma come strumento per il perseguimento della cultura dell’etica, della legalità e della sostenibilità.

II. What is the relationship between ESG and compliance 231?

The 2020 Corporate Governance Code of listed companies notes that the effective implementation of business models in a sustainable way (SBM, Sustainable Business Model) requires a rethinking of the organizational, administrative and accounting (OAC) structures.

For the purposes of an efficient management of the transversal risks connected to ESG, an integrated compliance system is therefore necessary, which, in our legal system, could well be achieved through the enhancement of the discipline referred to in Legislative Decree n. 231/2001.

Conversely, the organization, management and control model (Model 231), provided for by law in 2001, could not be considered fully effective in the absence of the assessment of ESG issues.

The indissoluble link between the two disciplines was also highlighted by the Italian Internal Audit Association, which recalled that the n. 2014/95/EU Directive – and, consequently, Legislative Decree n. 254/2016, art. 3, c. 1, lett. a) – requests that Model 231 be described in the NFS, also with reference to the management of the issues in question.

Similarly, the Guidelines for the construction of the Organization, management and control models, pursuant to Legislative Decree n. 231/2001, updated by Confindustria in June 2021, address the issue of the communication of non-financial information in the context of an integrated risk management system, which sees Model 231 as part of a broader corporate compliance.

If, therefore, Model 231 designed to contain the risk of committing some crimes (so-called reati presupposto) was previously considered a tool for combating illegality, now it can (and must) also be used to achieve the ESG objectives.

With this in mind, the National Council of Chartered Accountants and Accounting Experts believes it is necessary «to spread a cultural climate that dissuades from engaging in conduct that can give rise to crimes».

After all, it was the legislator himself, with the progressive expansion of the reati presupposto, who made the company responsible for issues such as environmental protection (art. 25 undecies), social protection (art.24 and 24 bis, 25 quinquies, septies and duodecies) and governance (art. 25 ter, sexies, octies and quinquiesdecies).

Model 231 is, therefore, the natural place of those ethical and behavioral principles that must inspire business activity.

In this sense, the Code of Ethics, the whistleblowing system and the special protocols, as integral parts of Model 231, also contribute to the pursuit of the SDGs set out in the UN 2030 Agenda (including the incentive for lasting economic growth, inclusive and sustainable; full and productive employment and decent work for all and so on).

Model 231 is interpreted, all in all, not as a moment of bureaucratization of the activity, but as a tool for pursuing the culture of ethics, legality and sustainability.

III. I rischi (penali?) di un approccio non conforme agli ESG

La Direttiva n. 2014/95/UE, attuata in Italia con il d. lgs. n. 254/2016, ha imposto ad alcune tipologie di imprese (quelle di interesse pubblico e quelle di grandi dimensioni che incontrano determinati criteri) di descrivere il proprio modello aziendale di gestone e organizzazione mediante Dichiarazioni Non Finanziarie (DNF) sui temi ambientali, sociali, dei diritti umani e di corruzione (attiva e passiva).

La legge n. 208/2015 prevede che le “benefit corporation“, ovvero quelle che includono benefici sia per la società che per l’ambiente nella loro missione (e, dunque, nel loro statuto), siano soggette all’obbligo di informativa ESG e godano di un trattamento fiscale vantaggioso.

Allo stesso modo, il già citato Regolamento SFDR ha previsto per i partecipanti ai mercati finanziari alcuni obblighi di disclosure, al fine di stimolare ancora di più investimenti sostenibili, cercando di armonizzarne i criteri di individuazione, rendendo, così, comparabili le informazioni fornite dalle imprese.

La prassi ha visto, infatti, la nascita di apposite certificazioni in materia ESG, rilasciate da agenzie indipendenti: una sorta di rating etico, che certifica le performance dall’azienda, preferibilmente utilizzando indicatori oggettivi e costanti, come quelli sviluppati ed elaborati dall’autorevole ente internazionale senza scopo di lucro Global Reporting Initiative.

Le norme e le prassi da ultimo citate, dunque, contribuiscono ad evitare che i nuovi SBM costituiscano mere dichiarazioni di intenti, o i cosiddetti green-washing (ossia l’ecologismo di facciata).

Se l’aderenza ai criteri ESG non risulta effettiva, invero, non solo non vengono raggiunti gli obiettivi di sostenibilità richiesti a gran voce da società civile e legislatori in tutto il mondo, ma si prospettano gravi rischi per l’impresa stessa.

Innanzitutto, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), può punire con multe, anche di importo significativo, ogni violazione riscontrata e ogni uso improprio dei termini ESG e di sostenibilità (come fatto recentemente con multe fino a 5 milioni di euro).

Ai sensi dell’art. 8, c. 4, d. lgs. n. 254/2016, poi, “salvo che il fatto non costituisca reato“, DNF depositate presso il Registro delle imprese contenenti fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero mancanti (quando richiesti ex artt. 3 e 4 dello stesso decreto), comportano una sanzione amministrativa pecuniaria da 50.000 a 150.000 euro nei confronti di amministratori e componenti dell’organo di controllo dell’ente di interesse pubblico.

Inoltre, nelle aule di tribunale e nelle valutazioni del giudice penale sono ormai entrate a pieno diritto nozioni di sicurezza, ambiente, informazioni non finanziarie ed etica di impresa.

Se con riferimento a DNF non genuine non sarà possibile contestare il delitto di false comunicazoini sociali ex artt. 2621 e ss. c.c. (in quanto attinente alle sole informazioni di carattere finanziario/economico o patrimoniali dell’impresa), dichiarazioni non veritiere in materia di ESG potrebbero, però, essere ritenute penalmente rilevanti, nel momento in cui abbiano indotto in errore il proprio interlocutore, facendo artificiosamente risultare l’azienda legittimata a godere di determinati benefici (fiscali o finanziari, ad esempio; come nell’ambito della politica economica della Banca Centrale Europea, volta a favorire le aziende che dichiarano comportamenti virtuosi in materia di tutela ambientale).

A contrario, una politica aziendale improntata al rispetto dei valori sostenibili sarebbe un elemento difensivo da valorizzare nell’ambito di un procedimento penale. La magistratura, invero (soprattutto con riferimento agli illeciti 231 più frequenti in materia ambientale e di salute e sicurezza sul lavoro) potrà rilevare le caratteristiche del Modello adottato dall’impresa, la sua efficace attuazione, e la storia valoriale che ha improntato tutte le scelte adottate dal management.

III. The (criminal?) risks of an approach not compliant to ESG

The n. 2014/95/EU Directive, implemented in Italy with d. lgs. n. 254/2016, has imposed on certain types of companies (those of public interest and those of large dimensions that meet certain criteria) to describe their business model of management and organization through Non-Financial Declarations (NFS) on environmental, social and human rights and corruption (active and passive).

Law n. 208/2015 provides that “benefit corporations“, ie those that include benefits for both society and the environment in their mission (and, therefore, in their statute), are subject to the ESG disclosure obligation and enjoy advantageous tax treatment.

In the same way, the aforementioned SFDR Regulation has provided for financial market participants some disclosure obligations, in order to stimulate even more sustainable investments, trying to harmonize the identification criteria, thus making the information provided by companies comparable.

In fact, practice has seen the birth of specific ESG certifications, issued by independent agencies: a sort of ethical rating, which certifies the performance of the company, preferably using objective and constant indicators, such as those developed and processed by the authoritative international non-profit organization Global Reporting Initiative.

The aforementioned rules and practices, therefore, help to avoid that the new SBMs constitute mere declarations of intent, or socalled green-washing (i.e. feigned ecology).

If adherence to the ESG criteria is not effective, indeed, not only the sustainability objectives, loudly demanded by civil society and legislators all over the world, are not being achieved, but serious risks are expected for the company.

First of all, the Competition and Market Authority (AGCM) can punish with high fines any violation found and any improper use of the terms ESG and sustainability (as recently done with fines of up to 5 million euros).

Pursuant to art. 8, c. 4, d. lgs. n. 254/2016, “unless the fact constitutes a crime“, NFS filed with the Register of companies containing material facts that do not correspond to the truth or are missing (when provided for by artt. 3 and 4 of the same decree), entail a pecuniary administrative sanction from 50,000 to 150,000 € against directors and members of the control body of the public interest entity.

In addition, notions of safety, environment, non-financial information and business ethics have now fully entered the courtrooms and the judgments of the criminal judge.

If, with reference to non-genuine NFS, it will not be possible to challenge the crime of false corporate communications pursuant to artt. 2621 and following of the Italian Civil Code (insofar as pertaining only to the financial/economic or equity information of the company), untrue statements regarding ESG could however be considered criminally relevant, when they have misled their interlocutor, artificially making the company appear entitled to enjoy certain benefits (fiscal or financial, for example; as in the context of the European Central Banks economic policy, aimed at favoring companies that declare virtuous behavior in terms of environmental protection).

On the contrary, a company policy based on respect for sustainable values would be a defensive element to be valued in the context of criminal proceedings. Indeed, the judiciary (especially with reference to the most frequent 231 offenses relating to the environment and health and safety in the workplace) will be able to detect the characteristics of the Model adopted by the company, its effective implementation, and the history of values that has shaped all the choices adopted by the management.

IV. Conclusioni

Come già capitato con riferimento al Codice Etico e, in generale, al Modello 231, gli operatori economici si troveranno sempre di più a fare i conti con interlocutori (committenti, banche, fondi di investimento e investitori istituzionali, consumatori e opinione pubblica) che pretenderanno comportamenti volti allo sviluppo sostenibile e sistemi integrati di compliance in grado di prevenire i rischi ESG.

Un adeguato assetto organizzativo, infatti, costituisce valore competitivo, in grado di conferire all’azienda riconoscibilità nel mercato di riferimento, rafforzandone la reputazione e favorendone la continuità nel tempo.

I fattori ESG, dunque, sono da considerare obiettivo dell’azienda e non vincolo alla massimizzazione del profitto.

Operare nel rispetto dei criteri ESG, non è più moda, ma filosofia gestionale mainstream, al centro dell’agenda manageriale, della finanza e dei policy maker.

Deviazioni patologiche rispetto a questo percorso virtuoso possono condurre a conseguenze nefaste per l’ente, che rischiano di annullare irrimediabilmente ogni sforzo precedentemente profuso.

IV. Conclusions

As has already happened with reference to the Ethical Code and, in general, to Model 231, economic operators will increasingly find themselves dealing with interlocutors (clients, banks, investment funds and institutional investors, consumers and public opinion) who will demand behaviors aimed at sustainable development and integrated compliance systems capable of preventing ESG risks.

An adequate organizational structure, in fact, constitutes competitive value, capable of giving the company recognition in the reference market, strengthening its reputation and promoting its continuity over time.

The ESG factors, therefore, are to be considered the company’s objective and not a constraint on profit maximization.

Operating in compliance with ESG criteria is no longer fashion, but a mainstream management philosophy, at the center of the managerial, finance and policy makers agenda.

Pathological deviations from this virtuous path can lead to unfortunate consequences for the institution, which risk irreparably nullifying any previous effort.